Binge-watching: affamati di tv!
Tra le numerose conseguenze della pandemia e del lungo lockdown che tutti abbiamo affrontato, è andato sempre più diffondendosi un singolare fenomeno dagli effetti potenzialmente dannosi, sia per la salute fisica, che per il benessere emotivo e sociale di chi ne è stato colpito.
Questa condizione prende il nome di binge-watching il cui significato è “abbandonarsi a guardare” e fa riferimento a lunghe maratone di serie televisive, vere e proprie abbuffate di programmi tv, guardati ininterrottamente e per moltissime ore consecutive.
L’aspetto più preoccupante, per quanto sia doveroso sottolineare che appassionarsi ad una o più serie tv non sia di per sé affatto negativo, consiste in una effettiva perdita di controllo del proprio comportamento, esattamente come accade nella binge-eating, dove si ha l’irrefrenabile esigenza di abbuffarsi di cibo, o nel binge-drinking, caratterizzato dal bisogno di bere grandi quantità di alcolici.
La persona sperimenta, nel caso in questione, un’incapacità di gestire lo stimolo che la spinge costantemente a guardare la tv, mostrando evidenti difficoltà a spezzare questo circolo vizioso.
La perdita di controllo sembrerebbe, inoltre, associata ad una parallela incapacità di regolare le emozioni provate.
Il binge-watching può tramutarsi in una reale e preoccupante dipendenza, quando il desiderio persiste a lungo termine e non si presenta più come occasionale o circoscritto ad un arco di tempo limitato, con associate tutta una serie di conseguenze disfunzionali tra le quali possiamo menzionare: insonnia (specie nel binge-watching notturno), comportamenti compulsivi, tendenza a trascurare aspetti importanti della propria vita come il lavoro, lo studio, gli impegni sociali, le relazioni affettive e le proprie emozioni, che vengono solitamente represse e soffocate da una esigenza che appare prioritaria e domina su ogni altro fondamentale bisogno.
È da precisare che, nella maggior parte dei casi, la condotta di abbuffata avviene in solitudine, ritirati ed isolati dalla realtà relazionale, sperimentando comunemente difficoltà a concentrarsi su altre attività e incapacità di provare emozioni piacevoli quando si è lontani dalla tv.
Molti studi hanno messo in evidenza quanto la dinamica compulsiva di vedere un numero sempre crescente di nuovi episodi svolga la possibile funzione di limitare la percezione di emozioni negative che vengono così tenute lontane, una sorta di fuga dalla realtà emotiva fonte di ansia e preoccupazione.
Difficile è, inoltre, comprendere quale sia quel limite che separa una normale attività di svago, spesso rilassante ed appagante, da una condizione di rischio di sviluppare dipendenza.
Un indicativo elemento che potrebbe essere utile a decifrare tale differenza è la presenza di vissuti depressivi spesso riscontrati nei video-dipendenti al termine di una serie tv particolarmente appassionante.
Un fenomeno che prende il nome di binge-watching blues, dove ciò che comunemente viene riferito è un profondo senso di vuoto, di tristezza, di irrequietezza, come se apparisse quasi impossibile ritrovare, in una diversa attività, lo stesso livello di piacere.
Dietro al desiderio ingestibile di guardare un numero sempre maggiore di episodi, sembrerebbe esserci anche una spiegazione neurologica: vedere tanti episodi consecutivamente produrrebbe una reazione cerebrale simile a quella derivante dall’assunzione di droghe, una risposta neuronale che favorisce il rilascio di endorfine, sostanze rilassanti che permettono l’aumento del bisogno di rivivere la stessa esperienza.
Inoltre, ulteriore aspetto che le ricerche scientifiche hanno messo in evidenza, è che la visione prolungata di storie percepite come avvincenti, caratterizzate da colpi di scena, suspense e forti emozioni, agisce da stimolo continuo per il cervello al punto da mantenerlo costantemente attivo, vigile, non bisognoso di riposo, compromettendo anche la giusta percezione del tempo effettivamente trascorso.
La modalità strategica che si può considerare come più funzionale nel bloccare da principio l’evoluzione di questi casi è la prevenzione, grazie ad una informazione adeguata soprattutto sui rischi e le pesanti conseguenze psico-fisiche, oltre che relazionali, associate a questa dilagante “nuova” dipendenza.
Per approfondire:
- VV., Dipendenze senza sostanza, Psiconline Edizioni, 2010;
- Girardi P., Di Giannantonio M., Psicopatologia delle dipendenze, Pacini Editore, 2016;
- Lovato M., Maddalon D., Affrontare la dipendenza, Giovanni Fioriti Editore, 2020.
Autrice: Ilaria Corona